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Robert Dilts

La variabile ambiente

Il nostro ambiente è il contesto esterno in cui si svolgono i nostri comportamenti e le nostre interazioni. L’“ambiente” è ciò che percepiamo in quanto “al di fuori” di noi. Un determinato “ambiente”è costituito da fattori quali il tipo di stanza, le condizioni meteorologiche, il cibo, il livello di rumore etc. che circondano un individuo o un gruppo di persone. Questi stimoli esterni influenzeranno le risposte e lo stato degli individui e dei membri di un gruppo e andranno tenuti in considerazione in quanto parte di un processo orientato al risultato. I fattori ambientali determinano pertanto le opportunità ed i limiti che gli individui e le organizzazioni devono essere in grado di riconoscere, e a cui devono reagire. Tali influenze di carattere ambientale danno forma all’esperienza del dove e del quando di un determinato spazio di cambiamento – vale a dire, i fattori contestuali che influenzano il modo in cui ci poniamo di fronte ad un problema o ad un obiettivo (ad esempio, i limiti spaziali e temporali).

Nella teoria decisionale le variabili ambientali includono tutte le dimensioni di uno spazio di cambiamento che vengono percepite aldilà del controllo degli esecutori o dei decision maker. Il tempo, per esempio, è una delle variabili ambientali per eccellenza. È qualcosa su cui non siamo in grado di esercitare un controllo diretto e a cui dobbiamo adattarci. D’altronde, la scelta degli abiti da indossare è una “variabile decisionale” legata alle nostre reazioni comporta mentali a precise variabili ambientali. Per stare al caldo e per rimanere all’asciutto quando usciamo di casa, è necessario tenere in considerazione sia le variabili ambientali che quelle decisionali. Per realizzare un determinato risultato o raggiungere uno stato desiderato, è necessario, in qualche maniera, identificare e fronteggiare limiti ed opportunità. Pertanto una performance ben riuscita, oltre che nel definire uno stato presente ed uno stato desiderato, consiste nel trarre vantaggio dalle opportunità che si presentano e nel saper affrontare le difficoltà dell’ambiente in cui si sta operando. Spesso le decisioni che si prendono e le risorse che si decide di mobilitare sono il risultato dell’ambiente che si percepisce come campo d’azione o che si presuppone essere tale. I fattori ambientali compaiono in qualsiasi piano d’azione come “contingenze” che potrebbero variare o meno, ma che non dipendono dal controllo volontario di un individuo o di una organizzazione.

In generale, si definisce coaching il processo attraverso il quale si aiutano individui e gruppi di persone raggiungere il massimo livello delle proprie capacità di performance. Questo processo comporta l’espressione piena della forza delle persone, che vengono aiutate ad aggirare i propri limiti e le proprie barriere perché possano dare il meglio di sé, e vengono indotte a realizzare prestazioni più efficaci in quanto membri di una squadra. Pertanto, affinché il coaching sia davvero efficace, è necessario che si focalizzi con uguale intensità sia sulle attività da svolgere che sugli aspetti relazionali. Il coaching pone una particolare enfasi sul cambiamento generativo, che si concentra sulla definizione e sul raggiungimento di obiettivi specifici.

Le metodologie di coaching sono “orientate al risultato”, piuttosto che “centrate sul problema”. Tendono ad essere fortemente “centrate sulla soluzione”, ad incentivare lo sviluppo di nuove strategie di pensiero e di azione, piuttosto che cercare di risolvere problemi e conflitti del passato.

Il termine “coach” deriva dal Middle English “coche”, corrispondente all’inglese moderno “wagon” (carro) o “carriage” (carrozza,vettura). Infatti, la parola ha ancora oggi lo stesso significato: si pensi all’espressione “to travel ‘coach’” (viaggiare in vettura) su una tratta ferroviaria o su una linea aerea. Un “coach” è, letteralmente, un veicolo che trasporta una persona o un gruppo di persone da un luogo di partenza a un luogo d’arrivo desiderato. La nozione di coaching nel senso “educazionale-formativo” del termine è derivata dal concetto che il tutor “porta” o “trasporta” lo studente attraverso il suo percorso di esami. Il coach/formatore è un“tutor privato”, con il ruolo di “formare o addestrare singoli individui o squadre a realizzare delle performance” o di “fornire ai giocatori gli elementi fondamentali di uno sport agonistico e gestire le strategie della squadra”. L’attività di coach è quella che consiste nell’“addestrare intensivamente (con metodi teorici e pratici)”. Pertanto, storicamente, il coaching si focalizzava in modo peculiare sul miglioramento di specifiche performance comportamentali. Un coach efficace, che sia un “coach della voce” o un “coach per gli attori”, osserva il comportamento di una persona ed è in grado di fornirle guida e consigli per ottenere dei miglioramenti in situazioni e contesti specifici. In questo processo il coach promuove inoltre lo sviluppo delle competenze comportamentali della persona attraverso un’accurata attività di osservazione e feedback.

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tratto dal libro: IL MANUALE DEL COACH